La Giornata Mondiale per il Diritto alla Salute indetta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità il 7 aprile è un'occasione in più per mobilitarsi affinché ogni persona indipendentemente dalla propria condizione sociale ed economica abbia garantito il diritto d'accesso alle cure mediche e questo è possibile se il Servizio Sanitario Nazionale rimane pubblico, per tutti e sostenuto dalle entrate delle tasse.    La salute non è una merce su cui fare profitto e deve basarsi su prevenzione, promozione della salute e accessibilità al servizio sanitario.

         Invece, soprattutto nella nostra Regione, si è assistito al progressivo smantellamento del sistema sanitario pubblico attraverso la chiusura dei servizi territoriali, il blocco delle assunzioni, il taglio indiscriminato della spesa sanitaria, l'abuso dell'esercizio della libera professione all'interno delle strutture pubbliche, il sistema di accreditamento che ha equiparato strutture pubbliche e strutture private nel nome di una falsa libertà di scelta del cittadino, operazione che è servita a trasferire imponenti risorse economiche dalle strutture pubbliche a quelle di influenti imprenditori della salute, mettendo quindi in sofferenza le prime.

         In questi mesi inoltre l'ultima riforma sanitaria lasciataci dal presidente Maroni sta portando l'assalto al settore della sanità pubblica più vicino ai pazienti, quello della medicina generale, il nostro medico di base. Questo viene sostituito da un "gestore", soggetto accreditato, spesso privato, non necessariamente medico, a cui compete il compito di gestire le malattie croniche del paziente. Per tutte le altre esigenze del paziente il punto di riferimento rimane il medico di base. La cura del paziente viene divisa quindi tra due soggetti con competenze e ambiti diversi ma che potrebbero facilmente entrare in conflitto. Il gestore scelto dal paziente in una rosa di possibilità, rimane tale per un anno: questa è infatti la durata del contratto privato obbligatorio che il paziente deve stipulare col gestore.

           I gestori individuano le strutture a cui indirizzare gli utenti per le terapie e le visite necessarie previste dal piano di cura sottoscritto dalle parti. Questo sistema secondo i sostenitori della riforma ridurrebbe i tempi di attesa per i pazienti cronici e ne semplificherebbe la vita; in realtà questo sistema crea un doppio canale di accesso alle cure complicando notevolmente la vita di chi rimane col proprio medico di base o semplicemente non ha malattie croniche da far gestire.

         I sostenitori della riforma non lo ricordano quasi mai e allora lo ricordiamo noi: aderire non è un obbligo! Consigliamo vivamente di ignorare la lettera spedita dalla Regione che è già arrivata o sta arrivando in queste settimane nelle case dei pazienti cronici: chi non aderisce non perde l'assistenza sanitaria e non subisce penalità di alcun tipo. L'adesione individuale potrà sempre farsi più avanti, quando saranno apportate modifiche sostanziali alla riforma che ne chiariscano i molti punti ancora ambigui ed oscuri.

Anche Pasqua e Pasquetta ci saranno in tutta Italia centri commerciali aperti e lavoratrici e lavoratori sfruttati che non possono trascorrere festività con i propri familiari e amici.

Grazie alla totale deregulation approvata durante il governo Monti nel 2012 con il voto di centrodestra e centrosinistra la grande distribuzione può aprire 365 giorni l’anno.

La “liberalizzazione” non è segno di modernità e di chissà quale presunto progresso a cui bisogna per forza adeguarsi visto che in Francia, in Germania e nella maggior parte dei paesi europei vige il principio dell’apertura domenicale e festiva per deroghe e comunque una regolamentazione ragionevole per tutelare lavoratori, piccolo commercio e consumatori.

La liberalizzazione selvaggia delle aperture nel settore del commercio è stata un regalo alla grande distribuzione che ha consentito alle imprese della gdo di spremere i lavoratori e di fare strage degli esercizi di vicinato che non possono competere.
Nessun risultato sul piano della riduzione dei prezzi ma perdita del diritto al riposo e alla festa per lavoratrici e lavoratori, nonché ulteriore desertificazione dei nostri centri abitati.
Il far west del commercio è uno dei tanti esempi delle antisociali politiche neoliberiste condivise da centrodestra e centrosinistra. Quel che conta è il profitto e si può aprire non solotutte le domeniche ma anche il 25 aprile, il Primo Maggio, a Pasqua e pasquetta.
Abolire “liberalizzazione“ del commercio e leggi che hanno precarizzato lavoro, fermare dilagare grande distribuzione, restituire vita a città e paesi non è impossibile. I consumatori possono essere accontentati con una turnazione delle aperture regolamentata sulla base delle esigenze territoriali e salvaguardando diritti di chi lavora.

A Pasqua e pasquetta è stato dichiarato lo sciopero della grande distribuzione in 5 regioni.

Invitiamo tutte/i al boicottaggio dei centri commerciali a Pasqua e pasquetta in solidarietà con le lavoratrici e i lavoratori.

Leggere le giustificazioni della maggioranza che governa Cremona sulla vicenda A2A-LGH, sembra quasi di sentire un disco rotto.  Sono le stesse di un anno fa, esattamente uguali a  quelle usate nel consiglio comunale del 4 aprile 2017.

Sostengono che trattavasi  e trattasi dell'unica scelta che avrebbe mantenuto lavoro, sviluppo e territorialità dei servizi, glissando sul fatto che loro,  alfieri e fautori del mercato, hanno violato le regole della concorrenza e quelle dello Stato. E non l'hanno fatto quali cittadini qualunque, ma quali amministratori di un Comune.

Un ente non qualsiasi, ma che emana regolamenti e atti dispositivi nei confronti di chi amministra e  che nella persona del Sindaco è anche ufficiale di governo (lo Stato italiano).

Certo parlare di posti di lavoro e sviluppo colpisce di più e fa pensare,  a chi non è addetto ai lavori,  che insomma val bene la pena di fare una trasgressione se il risultato è questo.

Ma c'è davvero qualcuno che pensa che i posti di lavoro e lo sviluppo si potevano salvare  solo così?

Stiamo forse parlando di  aziende o ditte che producono abbigliamento, auto, piccoli elettrodomestici, ecc., prodotti fabbricabili in qualunque parte del mondo o di Società che gestiscono servizi quali luce, gas e rifiuti che non si possono, per fortuna,  delocalizzare?

C'è davvero qualcuno che pensa che A2A  abbia investito acquistando LGH per  fare beneficienza e non piuttosto per conseguire un'altra fetta di mercato?

Chi può fare a meno di luce e gas? A chi non serve il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti?

Noi non siamo per la privatizzazione dei servizi, non vogliamo che i bisogni ed i diritti delle persone diventino occasioni di lucro e di guadagno per pochi e a suo tempo abbiamo proposto una soluzione che davvero avrebbe salvato  AEM per come l'avevano conosciuta generazioni di Cremonesi.

Peccato che si sia voluta percorrere fino in fondo la via aperta dalla Giunta Perri, quella della privatizzazione totale e completa dei nostri servizi e ancor più peccato che la Giunta Galimberti  abbia completato l'opera aggirando le regole del gioco, come   la delibera dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC)  ha rilevato.

Partito della Rifondazione Comunista Cremona

 

E così è arrivata la sentenza definitiva dell’ANAC

Non poteva essere diversa, considerato il contenuto del precedente parere emesso dall’ente Anticorruzione un anno fa.

 

Il giudizio è netto: si è trattato di una vendita pura e semplice del pacchetto di maggioranza di LGH (allora società pubblica) senza lo svolgimento della gara europea come prevede la normativa per questo tipo di operazioni di grande valore commerciale e finanziario che coinvolgono società pubbliche. Si è voluto vendere la società mettendola nella mani di un colosso quotato in borsa, A2A, dopo una trattativa riservatissima durata mesi in cui A2A ha tenuto sempre le redini dell’operazione, indirizzandola a totale suo favore.

 

Quel che ci preme ribadire è che in tutta questa vicenda a perderci è stata la trasparenza, la legalità, il rispetto dell’intelligenza e della volontà dei cittadini, la democrazia.

 

Non sappiamo ancora quali saranno le conseguenze concrete di questa sentenza: noi torniamo a ribadire che è fondamentale che i servizi pubblici locali siano gestiti da aziende pubbliche, quelle costruite nei decenni con i soldi dei cittadini e controllate direttamente dalle istituzioni più vicine agli utenti e alle loro esigenze, ovvero i comuni.

 

L’auspicio è che tutto il processo venga rimesso in discussione avviando percorsi del tutto opposti rispetto a quello sciaguratamente scelto ormai tre anni fa dall’amministrazione Galimberti e dalla stragrande maggioranza politicamente trasversale dei comuni del territorio servito da LGH.

 

Un progetto alternativo l’avevamo formalizzato con una nostra proposta di deliberazione come contributo costruttivo ma non è stato preso in considerazione perché la strada tracciata era un’altra, nonostante le promesse elettorali e le linee programmatiche votate in consiglio comunale.

 

La responsabilità del comune di Cremona è molto più grave rispetto a quella di altri enti locali: infatti il peso azionario di AEM in LGH era determinante per l’esito dell’operazione.

 

Cremona aveva il potere di bloccare tutto e invece è diventato il comune capofila della cessione aziendale e della sua privatizzazione.

 

Per tutte queste ragioni chiediamo le dimissioni del sindaco Galimberti e chiediamo che non siano i cittadini a dover pagare le scelte sbagliate – e a questo punto illecite- dei loro amministratori”.

 

Francesca Berardi  Cremona. 17 marzo 2018

 

Lettera a Cremonaoggi sul parere che ANAC ha espresso in merito alla fusione delle aziende di servizi LGH e A2A.

Egregio Direttore,

                ammetto che la notizia appena pubblicata sul suo giornale mi ha dato non poca soddisfazione ma anche una qualche amarezza.

Soddisfazione perché il parere espresso dall'Autorità Anticorruzione sulla fusione LGH-A2A conferma quanto io ed il Partito della Rifondazione Comunista abbiamo sempre sostenuto e scritto, senza aver mai speso un centesimo per acquisire il parere di avvocati ed esperti.

Ricordo ai lettori che proprio questa operazione ci ha portati ad abbandonare la maggioranza in completa solitudine, in quanto i nostri alleati della Lista Sinistra per Cremona, i compagni di SEL, non l'avevano ritenuto opportuno, anzi in consiglio comunale hanno votato a favore della fusione, venduta come una partnership.

Amarezza perché avere ragione a cose fatte non è mai piacevole e perché comportamenti come questi rischiano di aumentare la sfiducia ed il discredito dei cittadini nei confronti di chiunque faccia politica.

Riteniamo che la giunta Galimberti debba chiedere scusa ai cittadini e dimettersi, ma siamo certi che non farà né l'uno né l'altro: anzi proverà a rivendicare presunti risultati ottenuti come il risanamento delle aziende, la salvaguardia dei dipendenti e l'aver creato le condizioni per sviluppo e lavoro. Queste motivazioni non possono mai essere usate dagli amministratori per giustificare la vendita di beni e servizi fondamentali di un'intera collettività. E comunque anche ammettendo che quei risultati siano stati conseguiti veramente, ciò è avvenuto aggirando le regole, non solo quelle dello Stato ma anche quelle del mercato che a loro piace tanto! Noi restiamo convinti che Azienda, posti di lavoro e sviluppo si potevano e si dovevano garantire con altre soluzioni ed in maniera lecita e trasparente!   

Celestina Villa

 

18 marzo 2018

Il 16 marzo 1978 fu rapito Aldo Moro dopo lo sterminio della sua scorta da parte di un commando delle Brigate Rosse. Un colpo durissimo allo stato, furono ore drammatiche di incertezza e di paura. Le scuole e le fabbriche si svuotarono e le piazze si riempirono per dire no al terrorismo.
Il 18 marzo 1978, due giorni dopo, a Milano furono assassinati, in circostanze mai chiarite, due militanti del Centro Sociale Leoncavallo: Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci (Iaio).

OdG unitario

 

Il CPN del Partito della Rifondazione Comunista invita tutti i compagnie le compagne di rifondazione comunista ad organizzare la partecipazione all’assemblea nazionale del 18 pv, ad organizzare le assemblee territoriali e a dare continuità all’esperienza di Potere al popolo con la sua piena democratizzazione e costruzione a partire dai territori.

 

Questo testo è stato approvato con 6 astenute/i

 

Costruire l’opposizione alle politiche neoliberiste, trasformare la lista Potere al Popolo in un movimento politico e sociale, rafforzare Rifondazione Comunista

 

Innanzitutto salutiamo con gioia il successo dello sciopero globale delle donne in occasione dell’8 marzo. Il più grande movimento mondiale che giustamente avevamo posto al centro della riflessione nell’ultimo congresso di Spoleto riprende la parola e – a partire dalla lotta contro la violenza di genere – pone il tema del superamento della barbarie patriarcale e liberista in cui oggi è immersa l’umanità.

 

Salutiamo parimenti positivamente la mobilitazione antirazzista e antifascista che ieri si è svolta a Firenze a seguito dell’assassinio razzista di Idy Diene e che prosegue idealmente la mobilitazione di Macerata.

 

Le elezioni

 

Vogliamo innanzitutto ringraziare i compagni e le compagne di Rifondazione Comunista che insieme ad altre migliaia di compagni e compagne hanno reso possibile la presentazione delle liste di Potere al Popolo a livello nazionale, nella regione Lazio come della lista Sinistra per la Lombardia.  Non era un risultato scontato, dati i tempi ristretti e il numero esorbitante di firme richieste per la presentazione.

Comunicato stampa del Partito della Sinistra Europea sull’8 Marzo, Giornata Internazionale delle Donne.

Negli ultimi anni c’è stato un rilevante aumento delle disparità di genere in Europa e nel mondo, una disuguaglianza che si fa sentire in tutti i settori e non solo non si sono visti passi in avanti, ma c’è stata purtroppo un’evidente regressione.
Nel 2017, in particolare, siamo tornati alle percentuali del 2006, con l’indice globale del divario di genere pari al 68%. Pertanto, il Partito della Sinistra Europea (EL) denuncia ancora una volta con determinazione l’enorme squilibrio tra le donne e gli uomini nella loro partecipazione politica ed economica, il che non è solo un problema di uguaglianza, ma un problema strutturale della società, in cui il machismo e i sistemi patriarcali capitalisti si diffondono in tutte le aree sociali.
Nel mercato europeo del lavoro, il divario salariale è del 16%. Attualmente, il notevole ricorso al lavoro part-time, l’instabilità contrattuale e il difficile accesso al mercato del lavoro per le donne più giovani sono solo alcuni dei maggiori problemi affrontati dalle lavoratrici.
I settori e le professioni sono segregati. Inoltre, in quasi tutti i settori, gli uomini vengono più spesso promossi a posizioni dirigenziali. Questa segregazione “verticale” spiega una percentuale significativa del divario salariale tra uomini e donne, così come il consolidamento del cosiddetto “soffitto di vetro” che limita le donne nel loro lavoro e nella loro progressione professionale.
Alle donne è ancora socialmente imposto di essere pienamente e unicamente responsabili per l’infanzia e le faccende domestiche. Questo si traduce nella difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare per le donne, un ambito in cui c’è pochissima regolamentazione e nessuna visibilità.
A causa delle difficoltà che le donne incontrano a questo riguardo, in molti casi le donne sono le uniche a prendere il congedo per la maternità e l’allattamento e spesso usufruiscono della possibilità di ridurre l’orario di lavoro per prendersi cura dei propri figli.
In molte occasioni, scelgono posti di lavoro in settori che consentono loro di conciliare la vita familiare con l’occupazione e in altre occasioni, poiché lo stipendio che ricevono è inferiore a quello degli uomini, decidono di dimettersi dal lavoro, il che solitamente equivale ad uscire definitivamente dal mercato del lavoro.
A causa di queste disparità, le donne sono nuovamente discriminate, poiché la durata della carriera professionale ha un effetto diretto sul divario nelle pensioni.
Nel campo della salute e dei diritti civili, l’OMS stima che le complicazioni derivanti da aborti non sicuri causano 47.000 decessi ogni anno e rappresentano il 13% del totale delle morti materne nel mondo.
Il diritto all’aborto è un problema politico. Negare a una donna il suo diritto all’aborto sta limitando il suo potenziale umano, ed è per questo che questo diritto è stato una delle prime richieste per la liberazione delle donne. La decisione di interrompere una gravidanza indesiderata è la risposta a un problema personale e privato in un determinato momento. Non è una dimostrazione del tuo modo di pensare o delle tue convinzioni.
Per tutto ciò, in quanto Partito della Sinistra europea, chiediamo in materia di lavoro:
- l’Eliminazione del divario salariale per legge, a livello europeo, come stabilito dal TFUE nel suo articolo 157 e nell’articolo 4 della direttiva sull’uguaglianza tra uomini e donne (2006/54 / CE) che stabilisce il principio dell’uguaglianza salariale: lavoro uguale, salario uguale.
- Una vera battaglia europea contro la segregazione settoriale e professionale. Combattere gli stereotipi e la segregazione nell’istruzione, nella formazione e nel mercato del lavoro, enfatizzando le pari opportunità e promuovendo l’accesso delle donne nei settori produttivi che sono occupati da uomini.
- L’empowerment economico delle donne è urgentemente necessario, attraverso la promozione di politiche incentrate sull’equilibrio tra vita familiare e vita professionale.
- L’indipendenza economica, con un’efficace distribuzione delle faccende domestiche e con Stati che garantiscano i servizi pubblici, la stabilità occupazionale e la parità di retribuzione.
- Un sistema pubblico che garantisca pensioni dignitose per tutti, indipendentemente dallo stato civile o dal lavoro svolto, è essenziale.
Chiediamo l’aborto depenalizzato e libero senza i limiti delle valutazioni dei casi e delle scadenze legali, che aumentano i rischi per la salute delle donne a causa di procedure senza controllo medico e le disuguaglianzi sociali per quanto riguarda la libera scelta della maternità, così come la salute sessuale e riproduttiva. Chiediamo anche l’inclusione dell’istruzione sessuale e della contraccezione in tutti i programmi europei di educazione e salute.
Infine, EL supporta tutte le mobilitazioni dell’8 marzo: dagli scioperi femministi alle manifestazioni e a tutti gli eventi nei quali si chiede uguaglianza tra donne e uomini, in Europa e nel mondo.

Consiglio regionale, intera provincia.