La profezia del compianto presidente venezuelano Hugo Chavez si è avverata: dopo anni di tentati golpe, sanzioni economiche che hanno
strangolato l'economia del Paese e fake news montate ad arte per far credere alla comunità internazionale che in Venezuela vi è un regime
dittatoriale che affama il proprio popolo e incarcera gli oppositori
politici, nelle prime ore del 3 gennaio Caracas è stata svegliata da bombardamenti che hanno provocato 80 morti tra civili e militari venezuelani e cubani e 2 feriti seguiti, dalla cattura, da parte di militari statunitensi, del legittimo presidente Nicolas Maduro e della moglie Cilia Flores, accusati da Trump di essere coinvolti in un caso di narcotraffico internazionale guidato dal cosiddetto "Cartel de los Soles".
Due giorni dopo Maduro e la moglie, dopo essersi dichiarati innocenti e prigionieri di guerra, sono stati incriminati da un tribunale di New York e condotti in un carcere di massima sicurezza in attesa di processo.
Nessuna parola di condanna è arrivata dall'Unione Europea e da alcuni suoi governi, incluso il nostro, con la presidente Meloni che ha vergognosamente definito "legittima" l'operazione, mentre Trump si appresta a rimettere le mani sul petrolio del Paese, ammettendo che
quello fosse il vero obiettivo dell'ennesima aggressione imperialista statunitense a un paese straniero, non a caso la principale accusa a Maduro, quella cioè di essere a capo di un cartello di narcos, è già
decaduta.
Non possiamo stare a guardare mentre un governo che, sempre eletto con largo consenso dal suo popolo che giustamente sta scendendo in piazza in suo sostegno, viene rapito da un tiranno che si crede il padrone del pianeta, invade nazioni e depone capi di Stato per rapinare le risorse naturali qualora i governi non si pieghino ai suoi diktat e non svendano le proprie ricchezze; quanto accaduto al Venezuela costituisce un
pericoloso precedente che potrebbe succedere a chiunque, non a caso già cinque nazioni sono nel mirino del tiranno di Washington.
Nessuno può dirsi al sicuro, nemmeno chi fa parte della NATO, e le volontà espansionistiche di Trump sulla Groenlandia lo dimostrano.
Per questo, insieme ad altre forze politiche, sindacali e sociali, il prossimo 9 gennaio, dalle 17:30 alle 19:30, saremo davanti alla
prefettura di Cremona per chiedere:
- la liberazione immediata e incondizionata del legittimo presidente Nicolas Maduro e della moglie
- la revoca delle sanzioni
- la fine di ogni attacco statunitense alla sovranità e
autodeterminazione dei popoli di tutto il mondo.



