Ieri il Parlamento europeo ha approvato il piano di riarmo da 800 miliardi
presentato dalla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Una vergogna che ci sta portando sull’orlo del disastro, nel vortice del conflitto permanente, nella follia della guerra nucleare.
Ancora più urgente allora è scendere in piazza a Roma sabato 5 aprile in tante e tanti contro il riarmo, l’esercito europeo, la guerra. Contro il genocidio a Gaza, per la costruzione di un grande movimento unitario per la pace.
Viviamo in un momento drammatico della storia dell’umanità, e dell’Europa in particolare, a causa della follia bellicista che minaccia di esasperare la devastazione sociale prodotta da decenni di politiche neoliberiste e minaccia di ridurre drasticamente le risorse da destinare a lavoro, scuola, sanità e ad una transizione ecologica non più rinviabile. Va in questa direzione lo stanziamento approvato di 800 miliardi di Euro del progetto di “Riarmo europeo” verso cui si sta riconvertendo, in direzione di un’economia di guerra, il piano Draghi “per un’Europa più competitiva”. A questo scopo è già in atto in diversi paesi europei, governati da forze di centrodestra ma anche di di centrosinistra, la sottrazione di ingenti risorse alla spesa sociale, già abbondantemente ridimensionata dalle politiche neoliberiste: meno Welfare, più Warfare. Per giustificare queste scelte scellerate e propiziare l’adesione alle politiche di guerra, in contrasto con il desiderio di pace maggioritario tra i popoli europei, i governanti dell’UE e i media diffondono paura attraverso la menzogna di una possibile aggressione della Russia ad altri paesi europei. Sono quegli stessi governanti europei che insieme agli USA, hanno preparato terreno fertile per seminare la guerra attraverso operazioni pericolose e provocatorie, allargando progressivamente la NATO a Est, sostenendo il colpo di stato di Maidan,chiudendo gli occhi di fronte ad 8 anni di aggressioni al Donbass; e in seguito boicottando tutti i tentativi di pace, fomentando le pulsioni guerrafondaie di Zelensky con l’invio all’Ucraina di armi sempre più devastanti e l’imposizione di sanzioni sempre più pesanti alla Russia.
Oggi assistiamo a un salto di qualità delle spinte militariste europee, aggravate dal fatto che arrivano proprio nel momento in cui le trattative USA e Russia fanno intravedere i primi spiragli di una pace possibile: mentre i negoziati delineano i primi parziali accordi, l’Unione Europea assume la criminale iniziativa di boicottare il percorso verso la pace. Vanno in tal senso le iniziative e le prese di posizione di questi giorni: in primo luogo il netto rifiuto alla revisione delle sanzioni nei confronti delle banche e società russe impegnate nell’esportazione di prodotti agricoli, condizione posta dalla Russia per una tregua della guerra nel Mar Nero, primo passo per un cessate il fuoco; in secondo luogo, il crescendo di folli pronunciamenti militaristi, da Macron a Starmer, per l’invio di truppe in Ucraina, con il risultato immediato di compromettere ogni possibile trattativa con la Russia e con il rischio in prospettiva di un concreto allargamento della guerra. Questa Unione Europea si configura nei fatti come la principale responsabile del proseguimento di una guerra che, con la scelta di estendere l’ombrello atomico, sfocerebbe in un conflitto nucleare. Questa Europa guerrafondaia che, mentre impedisce la pace in Ucraina si rende corresponsabile dello sterminio dei palestinesi, va contrastata e fermata. Perciò è necessario moltiplicare gli sforzi per mobilitare le popolazioni europee contro il riarmo, l’esercito europeo e le spinte alla guerra, per la pace possibile. A tal fine, e per estendere la mobilitazione ai milioni di cittadini che vorrebbero la pace, è necessario legare l’opposizione alla guerra con quella contro i tagli al Welfare, e contro la prosecuzione delle politiche neoliberiste che hanno prodotto il disastro sociale ed economico del nostro Paese. Con questo intendimento abbiamo partecipato attivamente alla manifestazione contro la guerra del 15 marzo scorso a Roma in Piazza Barberini, in alternativa a quella promossa da Michele Serra. Con lo stesso obiettivo occorre impegnarsi per sostenere tutte le iniziative contro il riarmo, la guerra e le politiche neoliberiste per aggregare in un fronte comune tutte le forze politiche, sociali e culturali alternative a coloro che, in Italia e in Europa, a destra come nel centrosinistra, sostengono il riarmo e l’esercito europeo.
La manifestazione del 5 aprile, come sottolineato anche dall’appello di Angelo D’Orsi e di Elena Basile, può essere un altro passaggio importante per la costruzione di un grande movimento unitario per la pace di cui vi è necessità assoluta. In questa direzione pensiamo che sia necessario dare vita in tutto il Paese a comitati contro la guerra e i tagli ai salari e alle spese sociali e promuovere una grande manifestazione nazionale unitaria per la pace, contro il riarmo e la guerra coinvolgendo tutte le forze politiche e sociali, i movimenti e i settori di intellettuali che si oppongono all’aumento delle spese militari, alle spinte guerrafondaie e ai tagli al welfare. A tutte queste forze avanziamo la proposta politica di costruire uno schieramento politico, sociale, culturale in rottura e in alternativa a tutte quelle forze di centrodestra e centrosinistra che portano avanti politiche di riarmo, guerra e di austerità per i ceti popolari. Ritenendo la riuscita di questa manifestazione molto importante invitiamo tutte e tutti ad essere presenti per far sentire forte la voce contro le politiche guerrafondaie e neoliberiste promosse sia dal centrodestra che dal centrosinistra.
Basta spese militari! Più soldi per la spesa sociale!



