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Se 800 vi sembran poche.

Se a Crema sono 200 a Cremona sono molte di più. Giungono notizie allarmanti anche dai servizi sociali del Comune di Cremona; centinaia di famiglie (intorno alle 800) sono alle prese con tagli alle forniture del gas e della luce. Una situazione socialmente insostenibile, conseguenza certamente della crisi e del modo brutale (l’aggettivo è, bontà sua, stato usato dallo stesso Monti ieri) e a senso unico con cui l’ha affrontata, con l’appoggio di PDL, UDC, Terzo Polo e PD in un’ammucchiata vergognosa prima ancora che innaturale, un Governo insopportabilmente forte con i deboli (pensionati, dipendenti, precari, portatori di handicap e chi più ne ha ne metta) e debole con i forti (banche, borse, mercato delle armi, privati “pubblici” o privati “privati” di ogni risma e colore, pescecani della finanza), ma figlia anche della sciagurata decisione presa all’unanimità (tranne un astenuto che il giorno dopo però si affrettò a dichiarare che si era sbagliato) dal consiglio comunale di Cremona con la quale si è deciso di svendere Aem a Linea Group e alle sue mille scatole cinesi liberiste (la cosiddetta patrimonializzazione). Adesso tutti si accorgeranno che quello denunciato allora da Rifondazione Comunista e dai Comitati di cittadini, e cioè che servizi sensibili e fondamentali per la cittadinanza venivano consegnati armi e bagagli ad una multiutilities privata annacquando fino a farla scomparire la filiera del controllo da parte del Comune, è oggi amara realtà. Non è che allora fossimo dei geni con la sfera di cristallo, ma semplicemente ci si basava sull’esperienza di analoghe operazioni compiute da altre città molto tempo prima (vedasi Acea di Roma). Infatti oggi il Perri di turno, essendo non il proprietario di Aem ma un semplice socio di Linea Group che aspetta l’assemblea di giugno per sapere il dividendo che gli arriva (se arriva), non può ormai in nessun modo incidere nelle decisioni di Aem, se non implorando. Per cui Aem procede, pare addirittura alla prima morosità, con diffide e tagli di forniture, scaricando poi la faccenda sul Comune nel quale vi sono assistenti sociali quotidianamente alle prese con la disperazione e che non sanno più che pesci pigliare perché i fondi per i servizi sociali sono stati “linearmente” e più volte tagliati dal Comune (e i primi soldi che si tagliano sono, ovviamente, quelli dei servizi sociali e non quelli per rifare strade o marciapiedi… ha ragione da vendere il presidente Torchio; “siamo ai sindaci delle buche e dei marciapiedi”) a seguito dei tagli lineari del Governo; un drammatico circolo vizioso che sta triturando cittadini inermi, sui quali il liberismo imperante sta mordendo nell’indifferenza più totale di chi dovrebbe occuparsene, e cioè la politica politicante, alle prese, ad ogni livello, con primarie varie, disfacimenti di organizzazioni partitiche, corruzione dilagante, costruzione di leggi elettorali col bilancino che servono solo a garantire il potere per il potere; una politica politicante chiusa nei propri palazzi e incartata su se stessa in una dissoluzione senza fine che non solo sta rubando diritti e democrazia a tutti ma che, per naturale reazione, alimenta quell’antipolitica populista e demagogica di cui il liberismo stesso si nutre. Ci chiediamo come si sentiranno quei 40 consiglieri che all’unanimità hanno preso quella sciagurata decisione quando, la sera di Natale, accanto ai loro cari con la tavola imbandita, proveranno a pensare a quelle famiglie che, senza gas, luce e magari acqua, saranno alle prese con quella vita precaria che certamente non solo loro, ma pure loro, hanno contribuito a creare. Se 800 vi sembran poche, aspettate che diventino 1.600 o 3.200 e poi una marea vi seppellirà. Diceva Paolo VI: “Dio ci scampi dalla collera dei poveri”.

Giacomo Bazzani Rifondazione Cremona.